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Jane Eyre.  Charlotte Brontë
Capitolo 34.
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Quando tutto fu terminato era prossimo Natale. Chiusi la scuola di Morton avendo cura che la separazione, almeno da parte mia, non riuscisse sterile. La buona fortuna schiude la mano come il cuore, e il dare è una nuova gioia.

Il signor Rivers giunse nel momento che avevo chiuso la porta e facevo sfilare davanti a me le scolare, il cui numero era giunto a sessanta; stavo ritta, con la chiave in mano pronta a fare adi particolari a una mezza dozzina delle migliori tra le mie alunne.

Sarebbe stato difficile di trovare presso nessun contadino inglese ragazze più composte e educate di quelle.

— Non vi par grande abbastanza il premio per una sola stagione di cure? — mi disse Rivers quando le ragazze se ne furono andate. — Non siete felice del bene che avete fatto?

— Senza dubbio.

— Non vi pare che una vita tutta dedita alla rigenerazione dell'umanità, sarebbe bene spesa?

— Sì, — dissi, — ma non potrei viver sempre così; ho bisogno di godere delle mie facoltà e di sviluppare quelle altrui.

"Non richiamate né il mio corpo né il mio spirito verso la scuola; ne sono uscita e voglio pienamente profittare delle vacanze.

Il viso di Saint-John si fece serio.

— Ebbene, che ardore subitaneo! Che cosa volete fare dunque? — disse.

— Voglio essere operosa per quanto è possibile. Ma prima di tutto voglio pregarvi di cedermi Anna.

— Avete bisogno di lei?

— Sì, vorrei che venisse con me a Moor-House. Diana e Maria giungeranno in settimana e vorrei che trovassero tutto in ordine.

— Capisco; credevo che voleste partire per qualche gita, ma preferisco che non vi allontaniate. Anna verrà con voi.

— Allora ditele di star pronta per domani; eccovi la chiave della scuola: domani vi darò quella della casa.

— Si direbbe, a vedervi, che foste molto contenta; non capisco come possiate esser gaia dal momento che non so con quale occupazione sostituirete quella che abbandonate. Quali intenzioni, quali ambizioni avete? Insomma, qual'è lo scopo della vostra vita?

— La mia prima intenzione è di ripulire (sapete tutta la forza di questa parola?) di ripulire Moor-House da cima a fondo, la seconda è di lustrar tutto con olio e cera, fino a che ogni oggetto non sia lucente, la terza è di accomodar seggiole, tavole e letti con precisione matematica; poi di consumare una quantità enorme di torba e di carbone per scaldare tutte le stanze; finalmente i due giorni che precederanno l'arrivo delle vostre sorelle saranno impiegati da Anna e da me a sbattere uova, a impastar farina, a grattugiare spezie ed a scegliere le uve secche, a preparare i pasticci di Natale e a celebrare tutti i riti culinari che non posso bene spiegare a chi non è fra gl'invitati.

"In una parola è mia intenzione di preparar tutto e di tener tutto pronto per l'arrivo di Diana e Maria; la mia ambizione è di far loro una accoglienza ideale.

Saint-John sorrise leggermente, ma pareva poco contento.

— Tutto ciò va bene per il momento, — disse, — ma spero seriamente che quando sarà svanita questa prima gioia, voi bramerete qualcosa di più alto che le gioie della famiglia.

— Ma non v'è nulla di meglio al mondo!

— No, Jane, no. Questo mondo non è un luogo di godimento; non è neppure un luogo di riposo; non vi fate indolente

— Al contrario voglio essere operosa.

— Jane, ve lo perdono per il momento e vi accordo due mesi per godere pienamente della vostra nuova posizione e della gioia di aver trovato una famiglia; ma dopo quel tempo spero che guarderete al di là di Moor-House e di Morton, delle affezioni fraterne, della calma egoistica, del benessere sensuale che procura la civiltà; spero che allora sarete di nuovo turbata dalla forza della vostra energia.

Lo guardai meravigliata.

— Saint-John, — dissi, — mi pare che facciate male a parlarmi così; sono disposta ad essere felice e voi volete spingermi all'agitazione, per quale scopo?

— Nello scopo di eccitarvi a trar partito dalle qualità che Iddio vi ha concesse e di cui un giorno vi chiederà un conto rigoroso. Jane, vi esaminerò da vicino e con ansietà.

"Vi avverto che cercherò di dominare quella febbre ardente che vi spinge a godere i piaceri comuni delle famiglie.

"Non vi attaccate con tanta tenacia ai legami della carne, serbate la costanza e l'ardore per una causa più degna; non la sprecate per oggetti vili e transitori; mi capite, Jane?

— Sì, come se parlaste greco. Sento di aver ragione di esser felice e voglio esserla; addio.

Infatti fui felice a Moor-House.

Anna ed io faticammo molto, ma l'allegria non mi faceva difetto.

Dopo aver messo in ordine la casa andai a passare una giornata a S.... per comprare alcuni mobili nuovi.

Le mie cugine mi avevano data carta bianca per tutti i cambiamenti che volevo fare, e mi avevano assegnato una somma per gli acquisti.

Alterai poco l'addobbo delle loro camere e del salotto ove lavoravano sempre, perché sapevo che Diana e Maria sarebbero state più contente di ritrovare i vecchi mobili familiari, che di vederne dei nuovi, anche più eleganti.

Pure alcuni cambiamenti erano necessarii per dare un aspetto più gaio alla casa.

Comprai dunque graziosi tappeti scuri, belle tende, scelsi dei bronzi antichi e delle vecchie porcellane, rifornii le toilettes interamente, ed ammobiliai di nuovo un salotto ed una camera.

Nei corridoi avevo steso delle tele, avevo coperto la scala di tappeti e, quando tutto fu terminato, Moor-House all'interno era un vero modello di comodità senza fasto, mentre di fuori aveva sempre l'aspetto di una casa fredda e abbandonata, specialmente in quella stagione.

Il giorno tanto desiderato dell'arrivo dei cugini giunse alfine, e per riceverli bene avevo fatto accendere tutti i caminetti della casa, e Anna ed io ci eravamo vestite per bene.

Saint-John fu il primo ad arrivare.

Egli mi trovò in cucina a sorvegliare le paste che avevo fatte per il tè, e mi domandò se non ero ancora stanca di far la serva.

Gli risposi, invitandolo a visitare con me la casa.

Si fece un po' pregare prima di compiacermi, e contentandosi di gettar dalle porte uno sguardo nelle diverse stanze, mi disse che dovevo aver faticato molto per operare un così gran cambiamento in poco tempo, ma non si rallegrò punto di veder la casa così bene accomodata.

Un momento dopo era al solito, nel vano della finestra a leggere.

Questo fatto mi dispiacque.

Saint-John era buono, ma cominciavo a capire che aveva detto la verità giudicandosi duro e freddo.

La dolcezza e la tenerezza non avevano attrattive per lui; non subiva il fascino delle gioie calme.

Viveva soltanto per aspirare a cose grandi e belle, è vero, ma non voleva mai riposarsi e non approvava che si riposassero quelli che gli stavan d'intorno.

— Questo salotto non è il suo posto, — pensavo. — Le montagne dell'Himalaya, i paesi del centro dell'Africa, le coste pestilenziali della Guinea gli converrebbero meglio.

"Fa bene a fuggire la vita di famiglia, ove si addormenterebbero le sue poderose facoltà.

"Gli ci vuole la vita di lotta e di pericolo, ove sono necessari il coraggio, l'energia e la forza; lo vedo ora; ha ragione di farsi missionario.

— Eccole! — esclamò Anna aprendo la porta del salotto.

In quel momento il vecchio Carlo si mise ad abbaiare festosamente; era notte, ma udii un rumore di ruote.

Anna accese la lanterna, la carrozza si fermò al cancello e un minuto dopo il mio viso spariva sotto i cappelli delle mie cugine; esse ridevano e mi abbracciavano; poi venne la volta d'Anna, poi di Carlo, che pareva pazzo di gioia.

Esse mi domandarono se tutto andava bene, e poi entrarono.

Erano indolenzite dalle scosse della carrozza, intirizzite dal freddo, ma si riebbero subito accanto al fuoco.

Dopo un poco che erano giunte, e quando appunto domandavano del fratello, questi entrò.

Tutt'e due gli buttarono le braccia al collo.

Egli dette alle sorelle un bacio calmo, mormorò qualche parola per augurar loro il ben tornato, e con un pretesto tornò in salotto a leggere.

Salii con le mie cugine nelle camere, ed esse furono contentissime dei cambiamenti fatti da me e non si saziavano di ammirare le stoffe nuove, i bei tappeti e gli eleganti vasi di porcellana.

Esse mi esprimevano con molto calore la loro gratitudine.

Quella serata fu molto bella.

Le mie felici cugine avevano tante cose da raccontare, che mi accorsi poco del silenzio di Saint-John.

Questi era davvero contento di veder le sorelle, ma non poteva partecipare ai loro slanci di gioia, né al loro entusiasmo; il ritorno gli faceva piacere, ma non poteva sopportare le espansioni e la gioia dell'accoglienza.

Mi accorsi che desiderava di essere al giorno seguente, sperando nella calma.

A metà della serata udimmo bussare alla porta; Anna venne a dire che un povero ragazzo era venuto a chiamare il signor Rivers per la madre moribonda.

— Dove abita? — domandò Saint-John.

— Sopra Whitecross: quasi a quattro miglia di qui; e tutta la via è fra i pantani e i muschi, — rispose Anna.

— Ditegli che vado.

— Fareste meglio a non andare, signore: non c'è strada peggiore di quella, di notte. Eppoi la notte è tanto fredda e il vento così gelato. Fategli dire che vi andrete domattina.

Ma Saint-John era già nel corridoio, e senza fare una osservazione, andò via.

Erano le nove.

A mezzanotte tornò gelato, affamato, ma felice nel volto.

Aveva compiuto un dovere, fatto uno sforzo, ed era più soddisfatto di sé stesso.

Credo che in tutta la settimana seguente, che era quella di Natale, la sua pazienza fosse messa alla prova.

Noi non avevamo nessuna occupazione fissa, e l'avvenimento felice, che avevaci riunite, inebriava Diana e Maria.

Esse parlavano dalla mattina alla sera, ridevano e si divertivano, e io provavo un gran piacere nell'ascoltarle.

Saint-John non cercava di reprimere la nostra vivacità, ma ci evitava e stava quasi sempre in giro per la parrocchia a visitare i poveri e i malati.

Una mattina Diana, dopo aver riflettuto un po', gli domandò se aveva rinunziato ai suoi progetti.

— No, — rispose, — e nulla mi ci farà rinunziare.

Ci disse allora che la sua partenza era fissata all'anno seguente.

— E Rosmunda Oliver? — domandò Maria.

Queste parole le erano sfuggite involontariamente, perché appena le ebbe pronunziate fece un gesto di pentimento.

Saint-John teneva il libro in mano, perché aveva l'uso poco cortese di leggere a tavola. Lo chiuse e ci guardò.

— Rosmunda Oliver si marita col signor Grandy, uno dei più stimabili signori di S... È nipote ed erede di sir Federico Grandy. Il signor Oliver me lo ha detto ieri.

Le sorelle lo guardarono, poi mi fissarono.

Allora tutte e tre ci demmo a contemplare Saint-John; era sereno e freddo come il cristallo.

— Quel matrimonio si è combinato presto, — disse Diana, — non possono conoscersi da molto.

— Da due mesi solamente; si sono incontrati in ottobre al ballo di S... Ma quando non vi è nessun ostacolo ad una unione, i ritardi sono inutili. Si sposeranno al castello di... che sir Federico regala loro, non appena sarà pronto.

Quando mi trovai sola con Saint-John, fui tentata di domandargli se non era afflitto per quel matrimonio, ma pareva che egli desiderasse così poco il tributo della simpatia, che non osai consolarlo.

Del resto, egli mi contava così poco da sorella, come mi aveva promesso, che quel contegno impedivami di esser affettuosa con lui.

Le cose erano a questo punto fra noi; così fui meravigliata di vedergli alzar la testa a un tratto dal libro e di sentirgli dire:

— Vedete, Jane, ho combattuto e vinto.

Tremai sentendo che si dirigeva a me, e dopo un momento d'esitazione dissi:

— Siete sicuro di non essere fra quei vincitori che hanno pagato troppo cara la vittoria? Un'altra vittoria simile, e che ne sarebbe di voi?

Non credo, ma del resto che cosa importa?Non dovrò più combattere per quella stessa causa; la vittoria è definitiva. Ora la mia via è facile a seguire e ne ringrazio Iddio.

Così dicendo si mise a leggere.

Ben presto la felicità di Diana, di Maria e la mia ebbe minor bisogno d'espansione e riprendemmo gli studi.

Allora Saint-John si allontanò meno da casa e mentre noi eravamo differentemente occupate egli continuava a imparar da sé una lingua orientale che credeva necessaria al compimento del suo disegno.

Così restava tranquillo e assorto nel suo cantuccio, ma alzava spesso gli occhi azzurri dalla grammatica e li fissava su di noi esaminandoci.

Mi domandavo sempre il perché di quel continuo esame e mi meravigliavo che ogni settimana, quando andavo alla mia scuola di Morton, egli si mostrasse così soddisfatto.

Se nevicava o pioveva e le sue sorelle mi pregavano a rimettere quella visita, egli al contrario m'incoraggiava a compiere quel dovere a dispetto degli elementi.

— Jane non è debole come credete, — diceva, — ella può sopportare il vento della montagna, la pioggia e la neve come noi. La sua costituzione è sana ed elastica e può lottar contro le variazioni del clima.

E quando talvolta tornavo tutta bagnata o tremante non osavo lamentarmi, perché vedevo che gli dispiaceva, mentre era pronto ad ammirare la fermezza.

Un giorno però non si oppose a che io rimanessi a casa, perché ero davvero raffreddata.

Le sue sorelle andarono a Morton in vece mia ed io ero intenta a leggere Schiller, mentre egli studiava la sua lingua orientale.

Nell'alzar l'occhio mi accorsi che subivo l'esame del suo occhio azzurro e penetrante. Non so da quanto tempo mi esaminasse. Il suo sguardo era freddo e inquisitore.

Sentii la superstizione invadermi tutta come se nella stanza ci fosse qualche spirito misterioso.

— Jane, — mi disse, — che cosa fate?

— Imparo il tedesco.

— Vorrei che imparaste invece l'indostano.

— Lo dite sul serio?

— Tanto seriamente che voglio lo facciate e vi dirò perché.

Allora mi spiegò che egli stesso imparava quella lingua, ma più avanzava nello studio e più dimenticava il principio.

Gli sarebbe dunque stato di molto aiuto d'insegnar quella lingua per ripassarne continuamente i primi elementi.

Aggiunse che aveva esitato se dovesse sceglier me o le sue sorelle, ma che alfine su di me era caduta la scelta, avendo veduto che potevo star più lungamente applicata.

Mi chiese di rendergli quel servigio aggiungendo che il sacrifizio non sarebbe stato lungo, perché contava partire dopo tre mesi.

Era difficile ricusare qualcosa a Saint-John e acconsentii.

Quando le due sorelle tornarono, lo trovarono che si era già impossessato della sua alunna e si misero a ridere.

Trovai in lui un maestro paziente, indulgente, ma esigente, e quando vedeva d'aver fatto tutto il gran lavoro che mi affidava, allora approvava a modo suo.

A poco a poco egli acquistò su di me una certa influenza, che mi tolse ogni libertà di mente; le sue lodi mi riuscivano più imbarazzanti per me che la sua indifferenza.

Non potevo parlare liberamente né ridere quando egli era presente, perché un istinto importuno mi avvertiva di continuo che ciò lo annoiava, specialmente in me.

Sentivo bene che egli amava soltanto le occupazioni serie, e in presenza sua non potevo assolutamente far altro che cose serie.

Ero dominata da una volontà potente e quando mi diceva: "Andate" andavo; "venite", venivo, "fate questo, fate quello," gli ubbidivo sempre, ma dentro di me mi ribellavo.

Una sera le sorelle prima di andare a letto lo circondarono ed egli le abbracciò ambedue; a me dette una stretta di mano.

Diana, che era allegra quella sera, esclamò:

— Saint-John, voi dite che Jane è la vostra terza sorella, perché non l'abbracciate?

Mi spinse, nel dir così, verso di lui.

Io mi confusi e mi pareva che Diana fosse stata un poco ardita.

Nonostante, Saint-John abbassò la testa, e la sua bella faccia greca si trovò a livello della mia, i suoi occhi penetranti m'interrogarono; mi baciò.

Non v'è bacio di marmo e di ghiaccio, se no avrei fra quei baci classificato quello che mi dette mio cugino.

Dopo mi guardò per indovinare quale effetto quel bacio aveva prodotto in me.

Sono certa di non avere arrossito; impallidii invece, perché mi parve che quel bacio fosse un suggello posto sulle mie catene.

Da quel giorno non dimenticò mai di baciarmi e la gravità e la calma con cui accoglievo quella fredda dimostrazione di affetto pareva che avessero per lui un certo fascino.

In quanto a me, cercavo sempre più di piacergli, ma sempre più vedevo che, per riuscirvi, bisognava rinunziare alla mia natura, incatenare le mie facoltà, dare un indirizzo diverso ai miei gusti, e seguire una mèta, che non mi attirava punto.

Egli mi spingeva verso le altezze che non potevo conseguire, voleva vedermi sottomessa allo stendardo che spiegava: cosa davvero impossibile.

Non era il suo ascendente solo che impediva in me la manifestazione della gioia; mi sentivo triste, una grande sofferenza mi rodeva. Questa sofferenza era l'attesa.

In tutti quei cambiamenti di fortuna non avevo dimenticato un solo istante il signor Rochester. Il suo pensiero mi perseguitava sempre, e non era come quei leggieri vapori che un raggio di sole dissipa, come uno di quei nomi tracciati sulla sabbia e che una burrasca fa sparire.

Il suo nome era scolpito nel cuore mio e vi sarebbe rimasto tutta la vita.

Ero senza tregua tormentata dalla brama di saper qualche cosa di lui.

A Morton mi chiudevo nella mia casetta ogni sera per pensarvi, a Marsh-End non v'era notte che in camera mia il suo pensiero non mi destasse nel sonno e mi accompagnasse nella veglia.

Scrivendo spesso al signor Briggs per gli affari della successione, non avevo mancato di chiedergli se conoscesse la residenza del signor Rochester, ma egli non sapeva nulla.

Allora scrissi alla signora Fairfax per chiederle particolari.

Passarono molti giorni senza che avessi risposta, e in capo a due mesi la posta non vedendomi recato nulla, fui presa dall'ansietà.

Riscrissi, credendo che la prima lettera fosse andata smarrita, e quel nuovo tentativo rianimò le mie speranze, ma esse furono di nuovo distrutte.

Dopo sei mesi di vana attesa, ero caduta in uno stato di profondo scoraggiamento. Ritornò la primavera, ma io non seppi goderne. L'estate si avvicinava e Diana, per distrarmi, disse che ero pallida, e volle accompagnarmi ai bagni di mare.

Saint-John si oppose assicurando che non avevo bisogno di distrazione, ma di lavoro, e che la mia vita aveva bisogno di uno scopo.

Forse, guidato da questo pensiero, prolungò sempre più le lezioni d'indostano. Non cercavo di resistergli: non potevo. Un giorno ero più triste del solito nel cominciare la lezione, perché Anna mi aveva detto che c'era una lettera per me, e quel solo annunzio era bastato a far rinascere la speranza.

Invece era una lettera di Briggs, e nel leggerla provai un'amara delusione.

Saint-John mi chiamò per farmi leggere, ma la voce mi mancò e le parole furono soffocate dai singhiozzi.

Saint-John non fece nessuna meraviglia della mia commozione e non me ne domandò la causa; disse soltanto:

— Jane, aspettiamo che siate più calma.

E mentre io cercavo di reprimere quel parossismo di dolore, egli restava calmo a guardarmi, come un medico che esamina un malato e aspetta che passi una crisi attesa.

Dopo aver repressi i singhiozzi, continuai la lezione.

Quando fu terminata, Saint-John disse:

— Ora, Jane, venite a passeggiare con me.

— Chiamo Diana e Maria.

— No, oggi voglio esser solo con voi. Vestitevi, uscite dalla porta della cucina, prendete la via che conduce sulla collina di Marsh-Glen; vi raggiungerò fra un momento.

Non vedevo nessuna probabilità di potergli disubbidire; ogni volta che mi sono trovata a contatto con caratteri duri, positivi e opposti al mio, non ho potuto far altro che sottomettermi o ribellarmi apertamente.

Fino al momento della rivolta, però, sono rimasta perfettamente sommessa, ma allora ho scattato con violenza.

Nelle circostanze presenti ero poco disposta alla rivolta, e dieci minuti dopo Saint-John e io passeggiavamo insieme sul sentiero scosceso della collina.

Il vento soffiava da occidente e giungeva a noi recandoci il profumo dell'erica e della ginestra; il torrente, che scendeva nel burrone, era gonfio dalle recenti pioggie e rifletteva i raggi del sole e la tinta azzurra del cielo.

A un certo punto lasciammo il sentiero per avanzarci sull'erba fresca, cosparsa di fiori. Ci trovavamo in una valle circondata da montagne.

— Sediamoci, — disse Saint-John.

Ubbidii e Saint-John si sedè accanto a me, si tolse il cappello e lasciossi accarezzare la fronte dal vento.

Pareva che fosse entrato in comunione col genio del precipizio che era poco distante da noi, e i suoi occhi parevano dire addio a qualcosa.

— Sì, ti vedrò, — disse a voce alta. — Ti rivedrò nei miei sogni, quando dormirò sulle rive del Gange, e più tardi ancora quando un altro sonno mi chiuderà le palpebre sulle rive di un fiume più cupo.

Strana manifestazione di uno strano amore! Passione austera di un patriotta per la patria!

Rimase seduto così una mezz'ora senza parlare, dopo riprese:

— Jane, io parto fra sei settimane; ho fissato il posto su un bastimento che farà vela il venti di gennaio.

— Dio vi proteggerà, — risposi, — perché lavorate per Lui.

— Sì, — riprese, — è la mia gloria e la mia gioia. Sono il servo di un padrone infallibile. Non seguo una guida umana, non vado incontro agli umani errori. Il mio re, il mio legislatore, il mio duce è la perfezione stessa.

"Mi pare strano che tutti quelli che mi circondano non bramino di schierarsi sotto la stessa bandiera, di unirsi alla stessa impresa.

— Tutti non hanno la vostra energia, e i deboli sarebbero pazzi, se volessero andare di pari passo con i forti.

— Non parlo dei deboli, non ci penso neppure; parlo di quelli che sono degni del compito e capaci di compierlo.

— Questi sono scarsi ed è difficile trovarli.

— Dite bene, ma quando si sono trovati, occorre eccitarli, esortarli a fare uno sforzo, mostrar loro i doni che hanno ricevuti, parlar loro del Cielo, offrir loro, per parte di Dio, un posto fra gli eletti.

Se sono nati per quest'opera, il cuore li avvertirà.

Mi pareva che un fascino fatale mi avvolgesse, e temevo di sentir pronunziare la terribile parola, che avrebbe reso completo l'incantesimo.

— E che cosa vi dice il vostro cuore? — domandò Saint-John.

— Il mio cuore è muto, muto, — risposi tremando.

— Allora parlerò per lui, — riprese con voce profonda, — Jane, venite con me nelle Indie, siate mia moglie, la compagna della mia opera.

Mi parve che la valle e il cielo sprofondassero e le montagne s'innalzassero ancora.

Era come se avessi ricevuto un ordine dal cielo, come se un messaggero invisibile, come quello della Lacedonia, mi avesse gridato: — Vieni, aiutaci! — Ma non ero apostolo, non potevo scorgere il messaggero e non potevo ricevere il suo ordine.

— Oh! Saint-John, — dissi, — abbiate pietà di me!

Imploravo uno che non conosceva né la pietà né il rimorso quando trattavasi di compiere ciò che stimava suo dovere.

Egli continuò:

— Iddio e la natura vi hanno creata per esser la moglie di un missionario; voi avete ricevuto i doni dello spirito e non le attrattive del corpo: siete fatta per il lavoro e non per l'amore. Dovete esser moglie di un missionario, sarete mia, vi reclamo, non per la mia gioia, ma per il servizio del mio padrone.

— Non ne son degna, non ho vocazione, — risposi.

Aveva contato sulle prime ripulse e non se ne sgomentò.

Stavo appoggiata alla montagna con le braccia incrociate e calma.

— Ebbene, io, umile come sono, posso fornirvi l'aiuto che vi occorre. Posso tracciarvi la via e sostenervi. In principio lo farò, ma sono certo che in breve sarete forte quanto me e non avrete bisogno di soccorso.

— Ma dove troverò la forza necessaria per questa impresa? Non sento di averla. Non sono né commossa, né eccitata dalle vostre parole, nessuna fiamma si accende in me, nessuna voce mi consiglia né m'incoraggia, non aspiro a nessuna vita nuova. Se poteste leggere nell'anima mia, vedreste che essa è prigioniera in un carcere buio e che temo di esser trascinata da voi a tentare ciò che non potrò compiere.

— Ho una risposta da darvi; ascoltatela.

"Da che vi conosco vi ho sempre esaminata. Durante dieci mesi, siete stata oggetto dei miei studii, vi ho sottoposta a dure prove, e che cosa ho veduto? Quando eravate maestra in un umile villaggio, avete saputo compiere un'opera che non era conforme né ai vostri gusti, né alle vostre consuetudini; avete saputo vincervi.

"Nel vedere con quanta calma avete ricevuto la notizia della inattesa eredità, ho capito che non eravate avida di ricchezze.

"Quando in uno slancio risoluto avete voluto far quattro parti del vostro patrimonio, serbandone per voi una sola, ho visto che amavate il sacrifizio.

"Quando, per contentarmi, avete intrapreso lo studio di una lingua che non v'interessava e l'avete continuata con energia incrollabile, ho visto che avevate le qualità che cercavo.

"Jane, siete docile, attiva, disinteressata, fedele, coraggiosa, costante, dolcissima ed eroica.

"Cessate di diffidare di voi stessa: il vostro soccorso mi sarà più che utile; voi sarete la direttrice delle scuole nell'India, la mia compagna, il mio braccio destro fra le donne indiane.

Una veste di ferro mi cingeva, la persuasione conquistavami lentamente, ma sicuramente.

Avevo un bel chiuder gli occhi, le ultime parole di Saint-John mi additavano la via che prima erami parsa impraticabile.

Egli aspettava la mia risposta; gli chiesi un quarto d'ora per riflettere.

— Volentieri, — rispose, e si sdraiò sulle eriche, aspettando in silenzio.

— Posso fare quello che mi chiede, — dissi a me stessa, — debbo riconoscerlo. Posso, se pure la mia vita sarà risparmiata, ma la mia esistenza sarà breve sotto il sole indiano. Ebbene? Che cosa gliene importa a lui!

"Quando l'ora di morire sarà giunta, con volto sereno mi renderò a Dio.

"Lasciando l'Inghilterra, mi staccherò da un paese amato, ma vuoto.

"II signor Rochester non vi abita, e anche se vi abitasse, che cosa deve importarmene?

"Devo vivere senza di lui ed è un'assurdità di aspettar sempre che un cambiamento impossibile ci riunisca.

"Saint-John ha detto bene un giorno, che dovevo cercare un nuovo scopo nella vita per surrogare quello perduto.

"Lo scopo che mi propone non è forse il più glorioso che Iddio possa assegnare e l'uomo accettare?

"Quei nobili lavori, quei risultati sublimi non sono capaci di riempire il vuoto degli affetti distrutti, delle speranze svanite?

"Credo di dover accettare, eppure fremo.

"Se seguo Saint-John, rinunzio alla metà di metà di me stessa; se parto per l'India, vado incontro a una morte prematura; ma l'intervallo fra la partenza e la morte come sarà riempito? Sento che lotterò fino all'esaurimento per compiacere Saint-John.

"Se vado con lui, se faccio il sacrifizio che mi chiede lo farò completamente.

"Sull'altare deporrò il cuore, la vita, la vittima intera.

"Egli non mi amerà mai, ma mi approverà. Gli mostrerò un'energia non mai veduta.

"Sì, posso lavorare a un compito rude e senza lagnarmi.

"Sì, mi è possibile di consentire alla sua domanda; non vi è che una cosa che non posso accettare, che mi spaventa: quella di essere sua moglie.

"Egli non ha per me nessun affetto. Mi considera come un soldato capace di combattere.

"Se non lo sposo, non me ne affliggerò; ma posso io vedergli eseguire freddamente il suo piano, ricevere da lui l'anello nuziale, soffrire tutte le forme dell'amore — perché, sono certa, le osserverà scrupolosamente — e sapere che il suo cuore è lontano dal mio?

"Posso sopportare il pensiero che ogni godimento che mi accorderà sarà un sacrifizio ai suoi principii? No, un simile martirio sarebbe orribile, non voglio tollerarlo.

"Gli dirò che lo accompagnerò come sorella, ma non come moglie.

Egli era sempre sdraiato e mi esaminava attentamente.

Vedendo che lo guardavo, si alzò prontamente e vennemi accanto.

— Sono pronta a venire con voi nelle Indie, — dissi, — sono libera.

— La vostra risposta ha bisogno di una spiegazione; non è chiara.

— Fin qui, — ripresi, — siamo stati fratelli di adozione; continuiamo a viver così, faremo meglio a non sposarci.

Egli scrollò la testa.

— La fraternità d'adozione non basta in questo caso. Se foste mia sorella davvero, sarebbe differente; verreste meco e non prenderei moglie. Ma così come stanno le cose, bisogna che la nostra unione sia consacrata dal matrimonio. Ostacoli materiali si oppongono alla nostra vita comune, non ve ne accorgete, Jane?

Riflettei un momento, ma sempre più mi convinsi che non essendo legati da nessun amore, non dovevamo sposarci.

— Saint-John, — dissi, — vi considero come fratello, voi mi considerate come sorella; continuiamo così.

— Non possiamo, — mi rispose con voce breve e imperiosa. — Avete detto che venivate con me nell'India; rammentatevi che l'avete detto.

— A una condizione.

— Sì, ma il punto importante è di lasciar l’Inghilterra, di aiutarmi nei miei lavori, e questo lo accettate. Avete già messo mano all'opera e siete troppo costante per abbandonarla.

"Semplificate i desiderii, i pensieri, i sentimenti e le vostre aspirazioni così complicate; riunite anzi tutte queste considerazioni in uno scopo solo: quello di adempier bene la missione che Iddio vi ha affidata.

"Per giungere a ciò avete bisogno di un marito e non di un fratello; è questo un legame troppo debole.

"Io pure ho bisogno, non di una sorella, che potrebbe abbandonarmi, ma di una moglie, sulla quale avrei influenza certa e che conserverei fino alla morte.

Le sue parole mi facevano fremere, eppure ne subivo l'ascendente.

— Saint-John, cercate un'altra donna, una che vi convenga di più, — dissi.

— Quale donna può convenir meglio al mio progetto, alla mia vocazione? Ve lo ripeto: non è al corpo insignificante, ai sensi egoisti della creatura, all'essere stesso che voglio unirmi, ma al missionario.

— Ebbene, darò al missionario la mia energia; è quanto gli occorre! Ma non darò me stessa, non ne ho bisogno.

Credo che vi fosse un lieve sarcasmo nel tono col quale pronunziai queste parole e nel sentimento che le accompagnava.

Fino a quel momento avevo temuto Saint-John, perché non l'avevo capito.

Mi aveva imposto il rispetto, perché non avevo saputo distinguere ciò che vi era in lui del santo e del mortale.

Ma quella conversazione mi aveva rivelato molte cose e cominciavo a poter analizzare la sua indole, a intravedere le sue debolezze; era un uomo debole come me, e il velo che copriva la sua durezza e il suo dispotismo era caduto.

Lo spettacolo della sua imperfezione m'infuse coraggio. Discutevo con un eguale, al quale volendo avrei potuto resistere.

Era rimasto silenzioso e mi arrischiai a guardarlo.

Egli teneva gli occhi fissi su di me ed essi esprimevano grande meraviglia. Pareva che volesse indagare se scherzavo. — Non dimentichiamo, — mi disse dopo un poco, — che si tratta di cosa solenne, di cosa della quale non possiamo parlare alla leggera, senza incorrere nella colpa.

"Credo che foste sincera, Jane, quando avete detto di voler dare a Dio il vostro cuore.

"Ecco tutto quello che vi chiedo: staccate il cuore dagli uomini per darlo al Creatore, e allora la venuta del regno di Dio sulla terra sarà lo scopo dei vostri sforzi, la vostra delizia.

"Vedrete come i nostri sforzi sarebbero più efficaci, se fossimo uniti dal vincolo del matrimonio; è la sola unione che possa dare continuità ai disegni e ai destini degli uomini: e allora passando sopra a tutti i capricci insignificanti, le triviali difficoltà, le delicatezze del sentimento e gli scrupoli, vi affretterete ad accettare quella unione.

— Lo credete?

E allora guardai i suoi tratti, belli nella loro armonia, ma terribili per la tranquilla severità. La fronte rivelava il comando, senza l'indulgenza, gli occhi profondi e scrutatori, senza dolcezza, la figura alta e imponente, e cercai di figurarmi di esser sua moglie. No, mai! Potevo essere il suo aiuto, il suo compagno, e a questo titolo avrei traversato l'oceano per seguirlo nei lontani paesi, eccitarne il coraggio, la serietà e la forza, accettarne tranquillamente il dominio, sorridere alla sua indomita ambizione, separare il cristiano dall'uomo, ammirare il primo e perdonare al secondo.

Così il corpo avrebbe spesso sofferto, ma il cuore e lo spirito sarebbero indipendenti, e nel cuore avrei nascosto i sentimenti che Saint-John non avrebbe il diritto di scrutare, né di calpestare o distruggere.

Ma non potevo accettare la parte moglie, non potevo esser sempre costretta, domata, non potevo soffocare il fuoco dell'anima, costringerla ad ardere segretamente, non gettar mai un grido e lasciare che il fuoco prigioniero consumasse la mia vita.

— Saint-John! — esclamai dopo aver pensato a tutto questo.

— Ebbene? — mi rispose freddamente.

— Ve lo ripeto: acconsento a partir con voi come compagna, ma non come moglie. Non posso sposarvi e divenire parte di voi.

— Dovete diventar parte di me, — rispose con fermezza, — se no è impossibile. Come, io che non ho trent'anni, potrei condurre con me nell'India, una ragazza di diciannove anni che non fosse mia moglie? Se non ci fossimo sposati, come potremmo vivere sempre insieme, spesso nella solitudine o in mezzo alle tribù selvagge?

— È possibilissimo; è facile come se fossi vostra sorella o un uomo come voi.

— Non si sa forse che non siete mia sorella? e che non posso farvi passar per tale? Del resto, benché abbiate il cervello vigoroso dell'uomo, avete il cuore debole della donna e sarebbe impossibile.

— Sarebbe possibile, — risposi con un certo disprezzo. — Ho un cuore di donna, è vero, ma non per voi. Non ho per voi altro che la costanza di compagno, la franchezza, la fedeltà e l'affezione della sorella, il rispetto e la sommissione del neofita; nulla di più, non abbiate dunque paura.

— Di tutto quello ho bisogno, — disse, parlando come a sé stesso. — Di tutto quello ho bisogno. Ci sono degli ostacoli, dovrò sormontarli. Jane, — riprese a voce più alta, — non vi pentirete di avermi sposato. Dobbiamo sposarci, ve lo ripeto, e il nostro matrimonio sarà certo allietato dall'amore, per render giusta questa unione anche agli occhi vostri.

Non potei trattenermi dall'esclamare alzandomi:

— Disprezzo il sentimento falso che mi offrite; sì, Saint-John, e quando me l'offrite disprezzo anche voi!

Mi guardò fisso stringendo le labbra; era difficile capire se fosse sorpreso o offeso, perché seppe dominarsi completamente.

— Non mi aspettavo a udire codeste parole in bocca a voi; non credo di aver detto e fatto nulla che meritasse il disprezzo.

Fui commossa dalla sua dolcezza e conquisa dal suo contegno nobile e calmo.

— Perdonatemi, Saint-John, — esclamai, — ma è colpa vostra se sono stata spinta a pronunziare quelle parole. Voi avete toccato un argomento, sul quale le nostre idee differiscono e che non dovreste mai discutere con me.

u La sola allusione all'amore, fa nascere fra noi la discordia, figuratevi che cosa sarebbe l'amore? Caro cugino, abbandonate l'idea del matrimonio, rinunziateci.

— No, — disse, — è un'idea lungamente accarezzata, la sola che possa condurmi al grande scopo. Non voglio pregarvi più per ora.

"Domani parto per Cambridge per dire addio ad alcuni amici. Starò lontano quindici giorni.

"In questo tempo pensate alla mia offerta; nel ricusarla non offendete me, ma Dio. Egli si serve di me per offerirvi una nobile carriera, se negate di entrarvi condurrete un'esistenza oscura ed egoistica.

"Fate attenzione di esser compresa nel numero di quelli che hanno ricusato la fede e che sono peggiori degli infedeli.

Nel tornare a casa il suo silenzio mi fece capire ciò che provava per me.

Gli lessi in faccia la delusione di una natura austera e dispotica che aveva incontrato resistenza là dove contava trovar sommissione, la disapprovazione di un giudice freddo e inflessibile che aveva veduto la manifestazione di sentimenti che non poteva ammettere.

In una parola l'uomo avrebbe voluto costringermi all'obbedienza e soltanto il cristiano sopportava la mia sincerità e mi accordava tempo a riflettere e a pentirmi.

Quella sera, dopo avere abbracciato le sorelle, stimò conveniente di non stringermi neppur la mano, e io, che senza amarlo, gli volevo bene, fui afflitta di quel volontario oblio e quando fu uscito in silenzio dal salotto, mi misi a piangere.

— Vedo, — disse Diana, — che voi e Saint-John avete questionato durante la passeggiata. Ma raggiungetelo; scommetto che passeggia nel corridoio; si riconcilierà facilmente.

In quella casa non avevo orgoglio. Gli corsi dietro e lo raggiunsi alla scala..

— Buona notte, Saint-John — dissi.

— Buona notte, Jane — mi rispose tranquillamente.

— Datemi almeno la mano — soggiunsi.

Che pressione fredda e leggera fece sentire alle mie dita!

Era scandalizzato da quello che era avvenuto nella giornata e uno slancio cordiale non poteva commuoverlo; ma anche allora, senza riconciliarsi, come cristiano era paziente e dolce.

Quando gli domandai se mi aveva perdonato, mi rispose che non soleva rammentarsi delle ingiurie e non aveva diritto di perdonare, poiché non era stato offeso.

Dopo queste parole, mi lasciò.

Avrei preferito che mi avesse gettato per terra.