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Le Due città.  Charles Dickens
Capitolo 4. La preparazione
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Quando quella mattinata, la diligenza arrivò sana e salva a Dover, il garzone capo dell'albergo Royal George ne spalancò lo sportello, com'era suo costume. L'aprì con una certa solennità, perchè un viaggio in diligenza da Londra, nella stagione invernale, era un'impresa per la quale un avventuroso viaggiatore poteva meritare delle congratulazioni.

A quell'ora, era rimasto un unico passeggero al quale fare dei rallegramenti; perchè gli altri due erano stati deposti nelle strade delle loro rispettive destinazioni. L'interno muffito della diligenza, con la sua umidità e la sua paglia sudicia, il suo spiacevole odore e la sua oscurità, aveva piuttosto l'aria d'un grosso canile. Il passeggero, signor Lorry, sgusciandone coperto di pezzi di trecce di paglia, in un viluppo della sciarpa pelosa, sotto il cappello afflosciato, e con le gambe fangose, aveva più l'aria d'una strana specie di cane che d'un uomo battezzato.

— Garzone, vi sarà domani un battello per Calais?

— Sì, signore, se il tempo si mantiene, e il vento si mette a spirare propizio. La marea farà quel che occorre domani verso le due del pomeriggio. Un letto, signore?

— Fino a stasera io non andrò a letto; ma ho bisogno d'una camera e d'un barbiere.

— E poi la colazione, signore. Sì, signore. Per favore, da questa parte, signore. Conducetelo nella Concordia. La valigia del signore e l'acqua calda nella Concordia. Andate nella Concordia a tirare gli stivali al signore (Vi troverete un bel fuoco, signore). Andate a chiamare il barbiere. Tutti, presto, per la Concordia.

Giacchè la camera da letto la Concordia, era sempre destinata a un viaggiatore della diligenza, e i passeggeri della diligenza erano sempre pesantemente imbacuccati da capo a piedi, essa aveva per l'albergo Royal George questa strana caratteristica: che, sebbene non si vedesse entrarvi che un'unica specie di persona, ne uscissero di tutte le specie e qualità. Per conseguenza, un altro cameriere, due facchini, parecchie cameriere e l'albergatrice, si trovavano tutte per caso a gironzare in vari punti del percorso fra la Concordia e la sala da pranzo, quando un signore d'una sessantina d'anni, vestito di tutto punto d'un costume marrone, piuttosto usato, ma assai lindo, con grosse rivolte alle maniche e grosse finte alle tasche, si diresse per quella via verso la colazione.

La sala da pranzo non ebbe, quella mattina, altro avventore che il signore vestito color marrone. La tavola per la colazione era stata avvicinata al caminetto, e col riflesso del fuoco che gli splendeva sulla persona, il signore se ne rimase in attesa del pasto con tanta calma e tranquillità, che si sarebbe detto stesse posando per farsi fare il ritratto.

Egli appariva molto ordinato e metodico, con una mano su ciascun ginocchio, e un strepitoso orologio sotto la lunga sottoveste, il quale pareva tenesse, col suo tic-tac, un sonoro sermone facendo risaltare la propria gravità e longevità di fronte alla leggerezza ed evanescenza delle volubili fiamme. Il signore aveva delle belle gambe, e ne tirava qualche vanità, perchè le calze marrone vi aderivano lisce e ben strette, ed erano finemente lavorate: aveva anche le scarpe e le fibbie, benchè semplici, assai eleganti. Portava uno strano biondo parrucchino crespo e lucido, che, certo, doveva esser fatto di capelli, ma che aveva l'aria d'esser tessuto di fili di seta o di vetro. La biancheria, benchè non fosse d'una finezza corrispondente a quella delle calze, era candida come la cresta delle onde che si rompevano sulla spiaggia vicina, o come le vele scintillanti nella luce del sole che passavano lungi sul mare. Il viso, di regola rassegnato e tranquillo, era illuminato sotto lo strano parrucchino d'un paio d'occhi scintillanti, che al loro proprietario, negli anni trascorsi, dovevano esser costati un non lieve sforzo di ammaestramento per infonder loro l'espressione composta e riservata della banca Tellson. La persona aveva nelle guance un colorito sano, e il viso, benchè solcato, portava pochi segni di affanno e di ansia. Ma forse gl'impiegati scapoli di fiducia della banca Tellson non erano specialmente occupati con gli affanni degli altri; e forse gli affanni di seconda mano, come gli abiti di seconda mano, sono sempre d'occasione.

Per far più completa la sua rassomiglianza con una persona che si facesse fare il ritratto, il signor Lorry chinò la testa e si addormentò. L'arrivo della colazione lo svegliò, ed egli disse al cameriere, avvicinatosi alla tavola:

— Vorrei che fosse pronto tutto il necessario per ricevere una signorina che può capitar qui oggi, da un momento all'altro. Forse domanderà del signor Jarvis Lorry o soltanto d'un signore della banca Tellson. Mi farete la cortesia di avvertirmi.

— Sì, signore. La banca Tellson di Londra?

— Sì.

— Sì, signore. Noi abbiamo spesso l'onore d'ospitare i signori della vostra banca nei loro viaggi d'andata e ritorno fra Londra e Parigi. Una gran quantità di viaggi, signore, nella banca Tellson e compagni.

— Sì. Noi facciamo delle operazioni bancarie tanto in Francia che in Inghilterra.

— Sì, signore. Ma credo che voi personalmente non abbiate l'abitudine dei viaggi.

— Negli ultimi anni, no. Son quindici anni da che noi... da che io... tornai l'ultima volta di Francia.

— Davvero, signore? Allora prima ch'io venissi qui. Prima che i miei padroni venissero qui. L'albergo a quel tempo, signore, era in altre mani.

— Così credo.

— Ma io scommetterei, signore, che una banca come la banca Tellson e compagni fiorisse già non da quindici, ma forse dalla bellezza di cinquant'anni fa.

— Triplicate questa cifra, e diciamo centocinquanta, per non esser lontani dalla verità.

— Veramente, signore!

Arrotondando la bocca e gli occhi, nell'atto che retrocedeva dalla tavola, il cameriere trasferì il tovagliuolo dal braccio destro al sinistro, assunse un comodo atteggiamento, e rimase ad osservare l'ospite, che mangiava e beveva, come da una specola o da una torre d'esplorazione. Come da tempo immemorabile è inveterata abitudine dei camerieri.

Finita la colazione, il signor Lorry uscì per una passeggiatina sulla spiaggia. La piccola, angusta e tortuosa città di Dover si allontanava dal lido e ficcava la testa negli scogli argillosi, come uno struzzo di mare. Il mare era un deserto di onde e di sassi che rotolavano selvaggiamente in giro, e il mare faceva ciò che gli piaceva, e ciò che gli piaceva era distruggere. Rombava contro la città, rombava contro gli scogli e abbatteva furioso la costa. L'aria fra le case aveva un così vivo odor di pescheria, che si sarebbe detto che i pesci malati salissero a tuffarvisi, come la gente malata che va a tuffarsi nel mare. Nel porto si faceva un po' di pesca e di sera molto passeggiare e guardar verso il mare, specialmente in quell'ora che la marea diventava alta. A volte dei piccoli negozianti, che non avevano affari d'alcuna specie, mettevano insieme, senza alcuna giustificazione, delle grosse ricchezze; ed è degno di nota che in quelle vicinanze nessuno tollerasse la vista d'un accenditore di fanali.

Come la giornata si avvicinò alla sera, e l'aria, che in certi momenti era stata abbastanza limpida da permettere la vista della costa francese, di nuovo si caricò di nebbia e di brume, anche il signor Lorry parve rannuvolarsi. Come si fece buio, ed egli si andò a sedere innanzi al focolare della sala da pranzo, ad attendere il desinare come aveva atteso la colazione, la sua mente si mise attivamente a scavare, a scavare, a scavare, nei carboni ardenti.

Una buona bottiglia di Borgogna, dopo desinare, non nuoce altrimenti a uno sterratore che col cercar di togliergli la voglia di lavorare. Il signor Lorry era rimasto a lungo inattivo, e s'era versato l'ultimo bicchiere di vino, mostrando in vista tutta quella soddisfazione che si può osservare sempre in un uomo attempato, dal colorito sano, che ha dato fondo a una bottiglia, quando uno strepito di ruote si avvicinò nella stradicciola e poco dopo si riversò nel cortile.

Egli depose l'ultimo bicchiere intatto. — Questa è la signorina! — disse.

Dopo pochi minuti, il cameriere entrava per annunziare che la signorina Manette era arrivata da Londra e domandava vivamente di parlare al signore della banca Tellson.

— Così presto?

La signorina Manette s'era rifocillata per strada e in quel momento non aveva bisogno di nulla, e non chiedeva altro che di vedere immediatamente il signore della banca Tellson, se non era importuna e indiscreta.

Il signore della banca Tellson non ebbe a far altro che vuotare il bicchiere con un'aria di estrema disperazione, accomodarsi sulle orecchie lo strano parrucchino biondo, e seguire il cameriere nella camera della signorina Manette. Era una stanza vasta e buia, arredata in maniera funerea con stoffa nera di crine e carica di pesanti tavolini scuri. Questi erano stati oliati e lucidati in così fatto modo, che le due candele alte sopra quello in mezzo alla camera erano oscuramente riflesse su ogni piano, come se fossero sepolte in fosse profonde di mogano nero, e non se ne potesse sperare una luce degna di questo nome, se prima non fossero state esumate.

L'oscurità era così difficile a penetrare che il signor Lorry, studiando il passo sul logoro tappeto turco, suppose che la signorina Manette stesse ad attenderlo in qualche stanza attigua; ma poi, avendo oltrepassato le due candele alte, vide accanto alla tavola, fra esse e il focolare, una fanciulla di non più di diciassette anni, con un mantello da viaggio e un cappello di paglia, che teneva in mano per il nastro. Mentre gli sguardi di lui si posavano sulla snella, leggiadra personcina, con una ricca chioma aurea, un paio d'occhi azzurri che lo guardarono con un'occhiata d'interrogazione, e la fronte stranamente dotata (considerando ch'era assai giovane e liscia) dell'abilità di sollevarsi e di corrugarsi in un'espressione che non era d'incertezza, di meraviglia, di apprensione o semplicemente di attenzione concentrata, benchè le includesse tutt'e quattro — mentre gli sguardi di lui si posavano su questi oggetti, un'improvvisa vivida immagine gli passò dinanzi, d'una creaturina ch'egli aveva tenuta in braccio durante il passaggio dello stesso canale, che doveva ora attraversare, in un'ora tempestosa e gelida, con la grandine che picchiava spietatamente e i cavalloni del mare che si sollevavano furiosi. L'immagine subito si dileguò, come un alito sulla superficie del sottile specchio a muro dietro la fanciulla, uno specchio sulla cui cornice si dilungava un'ospitale processione di amorini neri, parecchi decapitati e storpi, che offrivano dei panierini neri di frutta del Mar Morto a nere divinità di sesso femminile, — ed egli fece un cerimonioso inchino alla signorina Manette.

— Prego, accomodatevi, signore, — disse la signorina, con voce chiara e piacevole, alquanto esotica nell'accento, ma in verità assai poco.

— Vi bacio le mani, signorina, — disse il signor Lorry, in maniera un po' antiquata, mentre s'inchinava di nuovo cerimoniosamente, e prendeva una sedia.

— Ieri, signore, ricevei una lettera dalla Banca che mi partecipava una notizia... o una scoperta...

— La parola è indifferente, signorina; l'una o l'altra val lo stesso.

—... riguardo alla piccola proprietà del mio povero padre, che io non ho conosciuto... morto tanto tempo fa...

Il signor Lorry si mosse sulla sedia, e diede un'occhiata di turbamento verso l'ospitale processione degli amorini neri. Come se essi nei loro assurdi panierini avessero bell'e pronto un suggerimento.

—... una scoperta che rendeva necessario un mio viaggio a Parigi, per incontrarmi con un signore della banca, così buono da recarsi fin là a bella posta.

— Son io.

— Come io m'aspettavo d'udire.

Ella gli fece un inchino (le signorine facevano degl'inchini in quei giorni) col grazioso desiderio di fargli intendere che comprendeva quanto egli fosse più vecchio e più saggio di lei. Egli le rispose con un'altra riverenza.

— Risposi alla banca, signore, che siccome essi, che se ne intendevano ed eran così gentili per me, mi consigliavano un viaggio in Francia, sarebbe stata una fortuna per me, orfana come sono e senza un amico che potesse accompagnarmi, di potermi mettere, durante il viaggio, sotto la protezione di quel degno signore. Il signore era già partito, ma credo che un messaggero l'abbia raggiunto per chiedergli il favore di aspettarmi qui.

— Io sono stato felice, — disse il signor Lorry, — di aver avuto questo incarico, e sarò ancora più felice di compierlo.

— Signore, io vi sono veramente riconoscente, grata con tutto il cuore. M'è stato detto alla banca che il signore mi avrebbe spiegato tutti i particolari della faccenda, e che io dovevo prepararmi a trovarli sorprendenti. Ho fatto del mio meglio per prepararmici, e naturalmente ho la più viva curiosità di conoscere di che si tratta.

— Naturalmente, — disse il signor Lorry. — Sì... io... — E dopo una pausa, aggiunse, accomodandosi di nuovo il biondo parrucchino sulle orecchie: — È difficilissimo cominciare.

Egli non cominciò, ma, nella sua indecisione, guardò la fanciulla negli occhi. La giovane fronte si sollevò con quella sua singolare espressione — oltre che singolare, leggiadramente caratteristica — ed ella levò la mano, come se con un atto involontario sorprendesse o fermasse qualche ombra fuggitiva.

— Siete voi, signore, assolutamente un estraneo per me?

— Se sono un estraneo? — Il signor Lorry aprì le mani e le stese all'infuori con un sorriso di dubbio.

Fra le ciglia, e precisamente dove cominciava il nasino della fanciulla, il quale aveva una linea quanto mai fine e delicata, l'espressione s'approfondì, mentre ella si sedeva sulla seggiola accanto alla quale fino allora era rimasta ritta. Egli la osservò così pensosa, e nel momento che la vide levare di nuovo gli occhi, continuò:

— Credo ch'io non possa far di meglio, nella vostra patria adottiva, che di parlarvi come a una signorina inglese, signorina Manette?

— Come volete, signore.

— Signorina Manette, io sono un uomo d'affari, incaricato d'un affare. Nell'atto di riferirvelo, vi prego di considerarmi nè più nè meno d'una macchina parlante... e in realtà non sono nulla di diverso. Col vostro permesso, vi riferirò, signorina, la storia d'uno dei nostri clienti.

— La storia!

Parve ch'egli volontariamente scambiasse la parola da lei ripetuta, quando aggiunse in fretta: — Sì, clienti. Negli affari bancari noi di solito chiamiamo clienti le persone con cui siamo in relazione d'affari. Egli era un gentiluomo francese; uno scienziato; un uomo di gran merito... un dottore.

— Di Beauvais, forse?

— Sì, proprio, di Beauvais. Come monsieur Manette, vostro padre, quel signore era di Beauvais. Come monsieur Manette, vostro padre, quel signore godeva a Parigi d'una grande reputazione. Io ebbi l'onore di conoscerlo appunto colà. Le nostre relazioni erano relazioni d'affari, ma confidenziali. Ero a quel tempo nella nostra filiale francese, e c'ero... ah! da vent'anni.

— In qual tempo... posso domandare in qual tempo, signore?

— Parlo, signorina, di venti anni fa. Egli aveva sposato... una signora inglese, ed io fui uno dei fiduciari. I suoi affari, come gli affari di molti altri signori francesi e famiglie francesi, erano interamente nelle mani della banca Tellson. Nello stesso modo io sono, o sono stato, nell'una o l'altra maniera, fiduciario di una ventina di altri clienti della nostra banca. Queste sono semplici relazioni d'affari, signorina; l'amicizia non c'entra affatto, non c'entrano interessi particolari, non c'entra nulla che si possa dir sentimento. Nel corso della mia vita d'affari, son passato dall'una all'altra relazione d'affari, appunto come passo dall'uno all'altro cliente nel corso della giornata; per farla breve, non ho sentimenti: io sono una semplice macchina. Ripigliando il filo del discorso...

— Ma codesta è la storia di mio padre, signore; ed io comincio a credere — la fronte stranamente corrugata era intenta su di lui — che, quando rimasi orfana, dopo la morte di mia madre, sopravvissuta a mio padre soltanto due anni, foste voi che mi portaste in Inghilterra. Son quasi certa che foste voi.

Il signor Lorry prese nella sua la manina che s'era sporta esitante, e se la portò con qualche solennità alle labbra. Poi condusse la fanciulla di nuovo al suo posto, e, tenendo la spalliera della sedia con la sinistra e usando a volta a volta la destra per sfregarsi il mento, aggiustarsi la parrucca sulle orecchie o per accompagnar col gesto ciò che diceva, stette a guardare il viso della fanciulla che levava gli occhi in quelli di lui.

— Signorina Manette, ero io. E comprenderete con quanta esattezza mi sia espresso un momento fa, dicendo che non ho sentimenti, e che tutte le mie relazioni coi miei simili sono semplicemente relazioni d'affari, se riflettete soltanto un momento che io da quel tempo non v'ho più veduta. Da quel tempo voi siete stata la pupilla della banca Tellson, e io sono stato occupato con altri affari della banca Tellson. Quanto ai sentimenti, io non ho tempo per i sentimenti e nessuna occasione di averne. Passo tutta la vita, signorina, nel girare un immenso mangano pecuniario.

Dopo questa strana allusione alle occupazioni quotidiane del suo ufficio, il signor Lorry si appiattì la bionda parrucca in testa con ambo le mani (senza alcuna necessità, perchè era impossibile appiattirne la lucente superficie più di quel che già fosse), e riprese l'atteggiamento di prima.

— Fin qui, signorina (come avete notato), questa è la storia del vostro compianto padre. Ora viene la differenza. Se vostro padre non fosse morto quando morì... Non vi spaventate! Come sussultate!

Ella, infatti, aveva sussultato, e gli aveva afferrato il polso con ambedue le mani.

— Prego, — disse il signor Lorry, in tono carezzevole, portando la sinistra dalla spalliera della sedia sulle supplici dita che lo stringevano con così violento tremito; — prego, calmatevi... si tratta di affari... Come stavo dicendo...

Lo sguardo di lei lo sconcertò tanto, ch'egli s'interruppe, si sentì impacciato, e cominciò di nuovo:

— Come stavo dicendo... se monsieur Manette non fosse morto; se fosse improvvisamente e silenziosamente scomparso; se fosse stato segregato; se non fosse stato difficile indovinare in qual terribile luogo, benchè senza la possibilità di rintracciarlo; se egli avesse avuto un nemico in qualche compatriota, che poteva esercitare un privilegio del quale so che, ai miei tempi, anche i più arditi oltre il Canale parlavano sottovoce, per esempio il privilegio di riempire dei moduli per la consegna di qualcuno all'oblìo di una prigione per un termine indefinito; se sua moglie avesse implorato il re, la regina, la corte, il clero, per aver notizia di lui, e sempre indarno... allora la storia di vostro padre sarebbe stata quella dell'infelice gentiluomo, il dottore di Beauvais.

— Vi supplico di continuare, signore.

— Sì. Continuerò. Potete sopportare il mio racconto?

— Tutto posso sopportare, meno l'incertezza in cui mi lasciate in questo momento.

— Voi ora parlate ragionevolmente e... siete ragionevole. Così va bene (Ma intanto nei modi egli si mostrava meno soddisfatto di quanto diceva). — Si tratta d'affari. Considerate tutto come un affare... un affare che si deve conchiudere. Ora se la moglie di questo dottore, per quanto donna di grande coraggio e forza, avesse sofferto tanto per questa ragione, prima che la sua creaturina le fosse nata...

— La creaturina era una bambina, signore.

— Una bambina. Sì... si... tratta d'affari... non v'angosciate. Signorina, se la povera donna avesse sofferto alla decisione di risparmiare alla povera bambina l'eredità d'una parte dello strazio da lei sofferto, con l'allevarla nella credenza che il padre era morto... No, non v'inginocchiate. In nome di Dio, perchè dovete inginocchiarvi innanzi a me?

— Per la verità. O caro, buono, pietoso signore, per la verità.

— Sì... si tratta d'affari. Voi mi confondete e come posso trattare un affare se io son confuso? Conserviamoci sereni. Se voi ora gentilmente poteste dirmi, per esempio, quanto fanno nove pence per nove pence e quanti scellini vi sono in venti ghinee, io sarei molto più sicuro dello stato del vostro spirito.

Senza rispondere direttamente a questo appello, ella rimase a sedere così calma, dopo essere stata rialzata gentilmente, e le mani, che non avevano cessato di aggrapparsi ai polsi di lui, si dimostrarono tanto più salde di prima, che il signor Jarvis Lorry ne trasse qualche indizio di fermezza.

— Bene, bene, così va bene. Coraggio! Si tratta di affari. Dinanzi a voi c'è un affare; un affare utile. Signorina Manette, vostra madre ricorse a questo mezzo con voi. E quando morì... di crepacuore, credo... senza aver mai interrotto le sue inutili ricerche di vostro padre, vi lasciò, piccina di due anni, da crescere fiorente, bella e felice, senza l'oscura nuvola che certamente vi avrebbe oppressa, se aveste dovuto vivere nell'incertezza intorno alla sorte di vostro padre: se fosse finito subito in prigione, o vi fosse intristito per una lunga serie di anni.

Dicendo così, egli si chinò a guardare con pietà ammirata la fiorente chioma d'oro; come se si figurasse che poteva già essere tinta di grigio.

— Voi sapete che i vostri parenti non avevano grandi ricchezze e che ciò che avevano fu assicurato a vostra madre e a voi. Non v'è stata alcuna nuova scoperta, di denaro o di altra proprietà; ma...

Egli si sentì stringere più forte i polsi, e s'interruppe. L'espressione nella fronte della fanciulla, che aveva così particolarmente attratto l'attenzione del signor Lorry, e che in quel momento era immobile, s'era approfondita in un segno di sofferenza e di orrore.

— Ma egli è stato... è stato trovato. Egli è vivo. Molto cambiato, probabilissimo; forse un misero resto di quel che era una volta, probabilissimo. A ogni modo speriamo qualche cosa di meglio. Ma è vivo. Vostro padre è stato condotto a Parigi nella casa d'un suo vecchio servitore, e lì andremo noi; io a identificarlo, se posso; voi, a restituirlo alla vita, all'amore, al dovere, al riposo, alla consolazione domestica.

Un brivido corse per la persona della fanciulla, e da lei a lui. Ella disse, con voce piana, distinta, piena di timore, come se parlasse in sogno:

— Io andrò a vedere il suo spettro! Sarà il suo spettro... non lui!

Il signor Lorry carezzò dolcemente le mani che gli tenevano il braccio: — Su, su, su, su! Coraggio, coraggio! Il meglio e il peggio ora vi son noti. Ora state per andare a trovare quel pover'uomo così martoriato, e con un bel viaggio per mare e per terra, vi troverete subito al suo caro fianco.

Ella ripetè nello stesso tono che sembrava un bisbiglio: — Io sono stata libera, sono stata felice, e pure il suo spirito non mi ha mai visitata!

— Soltanto un'altra cosa, — disse il signor Lorry, calcando il tono delle parole, come cercando un mezzo per rafforzare l'attenzione di lei; — egli è stato trovato sotto un altro nome; il suo è stato da lungo tempo dimenticato o da lungo tempo occultato. Sarebbe peggio che inutile cercar d'informarsene ora; peggio che inutile cercar di sapere se egli sia stato per anni trascurato o se sempre mantenuto con intenzione prigioniero. Sarebbe peggio che inutile cercar di saperlo, perchè sarebbe pericoloso. Meglio non parlar della cosa, in nessuna maniera, e di condurre quell'infelice... per un po' in ogni caso... fuori di Francia. Anche io, pur essendo sicuro come inglese, e anche la banca Tellson, pur essendo così importante per il credito francese, evita di menzionare la cosa. Io non porto addosso neppure una riga che apertamente la riguardi. Il mio è un servizio assolutamente segreto. Le mie credenziali, le mie registrazioni, i miei appunti sono tutti compresi nell'unica parola «Risuscitato», che non significa nulla... Ma che cos'è? Ella non ascolta una sillaba! Signorina Manette!

Perfettamente calma e silenziosa, e neppure caduta indietro sulla sedia, ella se ne stava sotto la mano del signor Lorry assolutamente insensibile, con gli occhi aperti e fissi su di lui e con l'ultima sua espressione sulla fronte, come se vi fosse intagliata o marchiata a fuoco. Così forte ella teneva il braccio del signor Lorry, che questi temeva di staccarsi per tema di farle male; perciò gridò aiuto senza muoversi.

Una donna dall'aspetto selvaggio, che il signor Lorry, anche nell'agitazione da cui era invaso, vide tutta di color rosso, coi capelli rossi e le vesti d'una strana foggia sottilmente aderente, con un singolarissimo cappello che sembrava una misura di legno o una grossa forma di cacio di Stilton, irruppe nella stanza prima dei servitori dell'albergo e subito sciolse il problema del distacco del signor Lorry dalla povera signorina, mettendogli una mano muscolosa sul petto, e mandandolo a sbattere contro la parete vicina.

(— Veramente credo che debba essere un uomo! — riflettè il signor Lorry senza fiato, nello stesso istante che toccava il muro).

— Ma vedeteli lì, — urlò quell'apparizione, volgendosi ai servitori dell'albergo. — Perchè non correte a pigliar qualcosa, invece di star lì impalati a guardarmi? Che, ci ho addosso qualcosa di speciale forse? Perchè non correte a pigliar qualcosa? Vi lascerò vedere, se non portate presto qualche sale da odorare, dell'acqua fredda e dell'aceto!

Vi fu un'immediata dispersione in cerca di questi corroboranti, ed ella stese pianamente la fanciulla sul canapè, trattandola con gran tatto e dolcezza, chiamandola «tesoro mio», «tortorella mia», e sciogliendole i capelli d'oro sulle spalle con grande orgoglio e attenzione.

— E voi lì, vestito di marrone! — esclamò, volgendosi indignata al signor Lorry; — non potevate dirle ciò che dovevate dirle senza spaventarla a morte? Guardatela ora con questa faccia così pallida e con le mani gelate? E credete d'essere un banchiere?

Il signor Lorry si sentì tanto sconcertato da questa domanda, alla quale era assai difficile rispondere, che non potè far altro che assistere alla scena, da lontano, con umiltà e simpatia assai debole, mentre quella virago, dopo aver minacciato i servitori dell'albergo col misterioso castigo di «far loro vedere» qualcosa non menzionata, se fossero rimasti lì impalati a guardare, si affannava a far riavere la fanciulla a grado a grado, persuadendola affettuosamente ad appoggiare su di lei la testa cadente.

— Spero che si sentirà meglio ora, — disse il signor Lorry,

— Se mai, non per opera vostra!... Tesoro mio!

— M'auguro, — disse il signor Lorry, dopo un'altra pausa di timida simpatia e umiltà, — che voi accompagniate la signorina Manette in Francia?

— È anche probabile, — rispose la virago. — Se mai fui destinata ad attraversare l'acqua salata, credete che la provvidenza mi avrebbe fatta nascere in un'isola?

Giacchè questo era un altro quesito di difficile intelligenza, il signor Jarvis Lorry si ritirò per farlo oggetto di una lunga meditazione.